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g.preziosi


IL DOVERE DELLA MEMORIA

“Historyfiles” l’agorà virtuale degli appassionati di Storia

Alcuni anni orsono ad una domanda di Alain Elkann sul futuro dell’Italia il compianto Indro Montanelli, com’era suo solito, senza battere ciglio, con un certo disincanto, replicò fermamente prendere a prestito una riflessione di Ugo Ojetti (1871-1946) secondo il quale «l’Italia è un Paese di contemporanei, senza antenati né posteri perché senza memoria», chiosando che

«un Paese che ignora il proprio ieri, di cui non sa assolutamente nulla e non si cura di sapere nulla, non può avere un domani. L’Italia ha una storia straordinaria, ma non la studia, non la sa. È un Paese assolutamente ignaro di sé stesso».

Ahimè, come dargli torto!

Purtroppo, spesso e volentieri, mostriamo una certa ritrosia a misurarci, obiettivamente, con quelle pagine più controverse della nostra storia che, come sosteneva lo stesso Montanelli, è costellata di molte luci ma – inutile nasconderlo – anche di qualche ombra (come fu, ad esempio, la stagione della dittatura fascista che portò in dote le vituperanti leggi razziali e le persecuzioni antisemite) nel timore che ciò possa nuocere irrimediabilmente a quel famigerato stereotipo degli italiani “brava gente”.

Proprio per questo motivo anche lo Stato italiano, con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, ha avvertito il bisogno di istituire il Giorno della Memoria, aderendo alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell’Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati. La scelta è caduta su questo giorno perché proprio il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, mentre si accingevano a raggiungere Berlino, giunsero presso la città polacca di Oświęcim (tristemente nota in tedesco come Auschwitz), scoprendo l’orrendo campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti.

Senza scomodare filosofi illustri del calibro di Cicerone, Quintiliano, Agostino d’Ippona, Tommaso d’Aquino, Giordano Bruno, i grandi mnemonisti del Quattrocento e del Cinquecento, fino ai pensatori più recenti quali David Hume, Bergson, Husserl, Leibniz, Hegel, Spinoza, Hobbes e Kant, che nel corso dei secoli si sono cimentati su questo argomento, discettando a lungo sul concetto e il valore della “memoria”,  con un briciolo di buon senso, possiamo convenire che senza di essa, ovvero quella ben nota facoltà umana di conservare tracce del passato che interviene allorché tentiamo di riafferrare qualcosa che è scomparso attraverso i ricordi, non avremmo cognizione di noi stessi, della nostra storia personale e collettiva e né tantomeno saremo in grado di costruire su basi solide il nostro avvenire.

Come del resto scrive lo storico statunitense di origini ebraiche Yosef Hayim Yerushalmi

«la memoria e la storiografia moderna, per la loro stessa natura, si pongono in un rapporto molto diverso nei confronti del passato: la seconda non mira infatti a una restaurazione dei ricordi, ma a un modo di ricordare interamente nuovo. Nella sua ricerca incessante essa porta alla ribalta testi, eventi, processi evolutivi o involutivi che non hanno mai fatto parte della memoria […] Ma non è tutto: lo storico non si limita a colmare le lacune della memoria, ma sottopone a un esame critico anche i ricordi che sono giunti intatti fino a noi» (Zakhor, Storia ebraica e memoria ebraica, 1982 ed. it. 1983).

In effetti, a ben vedere i territori dello storico, per antica tradizione, mutano e si ampliano continuamente, rispecchiando o anticipando sensibilità e tendenze che maturano, continue e diverse, in una società che cambia e rivolge domande nuove al passato. Il presente interviene sul passato, un passato di cui si cercano e trovano immagini nuove, parziali ma cospiranti a una raffigurazione più precisa e attendibile.

Naturalmente, soprattutto in campo storico, non si può mai dire la parola fine, poiché vi sono sempre da scoprire nuove fonti da dire altro, da dire meglio quello che è stato già detto. Insomma, quello che attraverso questo sito web ci proponiamo è di scrivere e parlare di storia senza la pretesa effimera di scoprire tutte le verità recondite, ma con l’intento di gettare un ulteriore fascio di luce per offrire un modesto contributo e diradare quei meandri oscuri che la storiografia non ha ancora esplorato, rimasti – pertanto – ancora avvolti nel mistero, in modo da dissipare dubbi e incertezze e ampliare gli orizzonti della conoscenza. Il metodo che ispirerà ogni post che verrà pubblicato in queste pagine sarà quello tipico del ricercatore scrupoloso e puntiglioso, passando ogni notizia al vaglio di una preventiva critica obiettiva in modo da evitare qualsiasi strumentalizzazione, mirando esclusivamente all’appuramento dei fatti per attribuire ad essi il giusto rilievo che hanno avuto nel contesto storico in cui si sono svolti,  in modo tale da compulsare la storia affinché risulti palpitante, avvincente e viva.

Ci metteremo, dunque, alla ricerca delle fonti, edite ed inedite, che potranno servire al caso, non trascurando alcun dettaglio, ma neppure accettando come oro colato quanto presentato o asserito da altri, ma tutto vagliando alla luce di una sana critica storica e corroborando ogni notizia sul solido fondamento dei documenti autentici e delle fonti storiche, cercando di mettere da parte il pathos soggettivo che, qua e là, può affiorare e prendere il sopravvento sulla realtà concreta dei fatti passati al vaglio, in modo da riannodare quegli eventi che spesso tornano a raccontarsi nella vita degli uomini per tentare di dipanare i principali enigmi che hanno attraversato il Novecento.

History Files, dunque, mira a divenire una sorta di laboratorio digitale che, con un linguaggio semplice e immediato, tenta di sperimentare nuove piste di ricerca storica e di storytelling, compulsando meticolosamente ogni fonte d’archivio, privilegiando in particolare quelle inedite e ancora poco note, col preciso intento di fornire al lettore un quadro d’insieme più organico e preciso su ogni avvenimento, per divenire un network di riferimento non solo degli storici e dei cultori della materia, ma più in generale anche di tutti gli appassionati della Storia.

Da oggi, dunque, comincia una nuova ed affascinante avventura dedicata, esclusivamente, a tutti gli appassionati di storia contemporanea che, attraverso questo sito web – che, sia ben chiaro, non è in alcun modo una testata giornalistica – aspira a divenire una sorta di agorà virtuale, un luogo d’incontro insomma, un contenitore di storie e notizie, aperto a chiunque desideri offrire contributi, testimonianze, ricordi, documenti e quant’altro relativi principalmente agli anni della seconda guerra mondiale vissuti in prima persona o attraverso il racconto e i diari dei sopravvissuti, per cercare di raccontare la storia da un’altra prospettiva, in un modo ancora più originale, fornendo materiali e notizie non solo agli addetti ai lavori ma anche a tutti coloro che coltivano la passione per questo genere di argomenti.

 

L’invito a partecipare a questa sorta di comunità virtuale è rivolto anche a te che stai leggendo questo post!

Se hai qualcosa da commentare su qualsiasi evento storico riguardante gli anni del secondo conflitto mondiale e ti farebbe piacere scrivere qualcosa, offrendo, magari, anche la tua testimonianza, saremo ben lieto di conoscere la tua storia.

 

Ecco l’indirizzo di posta elettronica a cui puoi scriverci:

E-Mail: [email protected]

Grazie a tutti per l’interesse, sempre crescente, con il quale mi seguite e speriamo di non deludere le vostre aspettative.

Adesso tocca a voi, ci conto!!!


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